Pensieri al Volo

Volontarius Onlus, Bolzano

Un freddo bagno di realtà

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Pubblichiamo integralmente la lettera scritta dal Clan Delfino del gruppo Agesci di Creazzo, che ha trascorso del tempo all’interno delle attività dell’area profughi Volontarius.

C’è un certo appropriato e inconsapevole distacco nel guardare e ascoltare le notizie che da ben tre anni a questa parte riguardano l’immigrazione. Un po’ perché manca il tempo fisico di rielaborare la mole di informazioni a cui siamo esposti, un po’ perché se iniziassimo ad immedesimarci in coloro che partono dalla loro casa per affrontare un viaggio così irto di indicibili pericoli verso la promessa di una vita migliore, saremmo travolti da una valanga di emozioni, di pensieri quali “e se fossi io al loro posto?”. È quindi naturale difendere la propria quotidianità già difficile e a volte precaria, chiudendosi quel tanto che basta da non raggiungere l’indifferenza, ma allo stesso tempo da non farsi toccare veramente. Ma il pericolo, in fondo, è che ci si abitui a pensare di essere profondamente e realmente diversi dalle persone in viaggio che vediamo in tv e leggiamo sui giornali.

È quindi naturale difendere la propria quotidianità già difficile e a volte precaria, chiudendosi quel tanto che basta da non raggiungere l’indifferenza, ma allo stesso tempo da non farsi toccare veramente.

Il Clan Delfino, del gruppo Agesci di Creazzo, ha voluto mettere alla prova la propria distaccata quotidianità e vedere cosa sarebbe successo.

È successo che foto e video che siamo abituati a vedere sui nostri schermi bidimensionali, hanno acquistato una terza dimensione, quella dell’incontro con persone reali, umane quanto noi, con una famiglia come noi, con dei sogni come noi.

Per una settimana abbiamo affiancato una associazione denominata Volontarius, che in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano e in rete con altri attori del sociale bolzanino, lavora per accogliere e ospitare, nei limiti consentiti dalla legge, chi transita da Bolzano e fa richiesta di protezione internazionale.

È successo che foto e video che siamo abituati a vedere sui nostri schermi bidimensionali, hanno acquistato una terza dimensione, quella dell’incontro con persone reali, umane quanto noi, con una famiglia come noi, con dei sogni come noi.

La settimana è iniziata proprio dove era terminato il nostro viaggio in treno da Vicenza, alla stazione dei treni di Bolzano, in due stanze concesse da Trenitalia quasi alla fine del binario uno, dove ogni giorno un gruppo di persone, composto da operatori e volontari, si occupa di dare un primo conforto materiale e una parola di consiglio ai migranti che vengono fatti scendere dalla polizia ferroviaria.

Per un accordo tra Italia, Austria e Germania la frontiera del Brennero, formalmente aperta, risulta sostanzialmente invalicabile per coloro che, nella tratta ferroviaria Verona-Brennero, sono trovati a non avere i documenti necessari. L’effetto è, in estrema sintesi, che chiedere asilo in Austria è diventato sostanzialmente impossibile perché si viene riportati a Bolzano, restituendo alla competenza italiana oneri e costi per la prima assistenza per la massa di respinti.

Così ad ogni treno che viene dall’Austria o che va verso l’Austria abbiamo seguito i ragazzi di Volontarius al binario per incontrare gli uomini e le donne che venivano fatti scendere dal treno.

Quest’anno il flusso si è drasticamente ridotto, ma solo per spostarsi in Lombardia, verso la Svizzera. L’anno scorso invece la media giornaliera di arrivi era nell’ordine delle centinaia. La fatica e lo sforzo tuttavia non cambiano. Quando sono tanti la rapidità degli incontri ti sfinisce fisicamente, ma impedisce di sviluppare una relazione, quando sono pochi, non puoi non osservare i visi, le mani, le scarpe di uomini e donne per nulla differenti da te. Non puoi non provare empatia o rabbia davanti ai buoni o ai cattivi che il caso ti ha messo davanti. E questo sfida la tua capacità di provare emozioni, di rielaborarle e di andare avanti al prossimo incontro.

La prima volta che dai una coperta usa e getta e un materassino ad un uomo, un afgano, che passerà la notte per strada, non te lo dimentichi. E nemmeno quando dai qualcosa da mangiare e fai due chiacchiere con tre ragazzi somali, tre amici venuti da Mogadiscio e arrivati in Italia insieme, nonostante il terribile passaggio per la Libia. Tutti sono passati per la Libia e tutti ne portano il segno o sul corpo o nella memoria.

È un freddo bagno di realtà.

La fatica e lo sforzo tuttavia non cambiano. Quando sono tanti la rapidità degli incontri ti sfinisce fisicamente, ma impedisce di sviluppare una relazione, quando sono pochi, non puoi non osservare i visi, le mani, le scarpe di uomini e donne per nulla differenti da te.

Tanti sarebbero i racconti che abbiamo carpito durante i nostri incontri presso i sei centri di accoglienza nei quali abbiamo fatto servizio. Dal padre afgano che non ha mai visto suo figlio nato in patria durante il suo viaggio, ai due ragazzini sopravvissuti al naufragio del barcone che li stava portando in Sicilia e che ha portato in fondo al mare 700 persone. Non c’è abbastanza spazio qui per dirvi tutto, ma se ci chiederete di raccontarvi, saremo felici di farlo!

A noi non è stato richiesto grande lavoro manuale, ma più che altro di sederci e ascoltare gli uomini e le donne ospitati. Ed è stato sorprendente scoprire come siano bastati due tamburi e 20 minuti di sguardi incerti per diventare tutti amici subito. Quindi nessuna elaborata attività tipica scout ci è stata necessaria, bensì il più naturale basilare modo con cui inizia ogni relazione, una stretta di mano che conferma che noi riconosciamo la loro esistenza, la loro presenza davanti a noi.

Una volta che questo passo è compiuto diventa evidente che la questione “immigrati” porta in sé due grandi domande. La prima: se è giusto e con quali soldi possiamo continuare a tenere aperte le nostre frontiere per accogliere le migliaia di persone che arrivano ogni mese? La seconda: se loro non sono diversi da noi, amano come noi, odiano come noi, difendono la loro vita come noi, possiamo davvero permetterci di considerarci diversi e non mostrare il nostro lato migliore per fare quel che possiamo per rendere la loro presenza qui più dignitosa?

A noi non è stato richiesto grande lavoro manuale, ma più che altro di sederci e ascoltare gli uomini e le donne ospitati. Ed è stato sorprendente scoprire come siano bastati due tamburi e 20 minuti di sguardi incerti per diventare tutti amici subito.

Alla prima domanda dovrà rispondere, con il nostro aiuto, chi e stato eletto per governare. La seconda domanda è diretta alla coscienza di chi ha occhi per vedere e l’intelligenza per decidere che tipo di italiano e di creatino vuole essere e che tipo di esempio vuole tracciare per chi verrà.

Clan Delfino del gruppo Agesci di Creazzo – Vicenza

Scout_Volontarius

Autore: Redazione

La Redazione del Gruppo Volontarius è raggiungibile all’indirizzo redazione@volontarius.it. Oltre agli articoli per Pensieri al Volo, pubblica il giornale trimestrale VolInforma, mantiene aggiornata la presenza sul sito web e sui social e porta avanti diversi progetti di sensibilizzazione, a partire da quelli scolastici.

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