Pensieri al volo

Volontarius ONLUS, Bolzano

2 dicembre 2016
di Luca De Marchi
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Alfabetizzazione? Un diritto

In un’ampia prospettiva lo spostamento di 65 milioni di persone ha determinato la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, con profondi cambiamenti sociali e culturali che ancora non conosciamo. Un incontro culturale, anche se in una prospettiva più ristretta, è stato quello che si è tenuto giovedì 1 dicembre durante la presentazione, tenuta insieme al Centro Missionario Diocesano, di un nuovo sussidio per l’alfabetizzazione. Un momento che ha incluso anche un dibattito sul metodo più efficace per insegnare la lingua alle persone provenienti da altri paesi.

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30 novembre 2016
di Redazione
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Continuare a esserci. Per tutti

Arianna ha 27 anni, è una donna sicura di sé e ha un volto e una voce seri, ma lo sguardo che cerca in quello dell’altro delle risposte, delle conferme. Si commuove, mentre parla. Laureata in scienze naturali a Roma, vive a Bolzano da un paio d’anni, dove sta approfondendo le materie di sostegno naturale. È referente con Volontarius del servizio di assistenza umanitaria alla stazione di Bolzano, che da aprile 2015 offre assistenza alle persone in fuga dai propri paesi e in transito alla stazione di Bolzano con l’obiettivo di raggiungere paesi del nord.

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28 novembre 2016
di Redazione
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Mi dicono: «Non voglio tornare a fare quella vita»

Gina è una donna di 36 anni e ha un volto e un tono di voce ottimisti. Nata in Colombia e cresciuta in “España”, è arrivata a Bolzano sette anni fa grazie al Servizio Volontario Europeo e attualmente studia Scienze dell’Educazione a Bressanone. È referente della fase di primo contatto all’interno del progetto Alba in Volontarius, nato nel 2003 e rivolto alle persone vittime di tratta e sfruttamento. Nonostante la paura di non spiegarsi sufficientemente bene, Gina non usa mezzi termini quando parla.

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23 novembre 2016
di Redazione
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Biriam: «Odio la nostra vita»

«Odio la nostra vita vita» ha detto Biriam.

Sono state tante, silenziose e rumorose, le risposte della cittadinanza alla morte del giovane Abeil, ragazzo eritreo di 17 anni rimasto ucciso cercando di salire su un treno merci per raggiungere la Germania. Insieme ai compagni era arrivato a Bolzano lunedì, ma a causa dei troppo rigidi controlli gli era stato impossibile proseguire per la Germania.

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14 novembre 2016
di Luca De Marchi
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Radiografia di un giovane

Sono Luca e ho 20 anni. Inevitabilmente sono giovane, ma non giudicatemi per questo. Vivetemi, perché poi sarò già vecchio. È normale: un adulto e un giovane vivono due mondi diversi. Negarlo è follia; fingere di essere uguali è indecenza. Se penso agli uffici degli adulti, per esempio, penso all’odore della carta stampata e al colore nostalgico delle foto di famiglia. Avverto uniformità dovuta al lavoro per una missione comune: tirare avanti sé e la propria famiglia. Per noi giovani è diverso – se siamo fortunati e qualcuno pensa alla nostra sopravvivenza. La scuola non dà uniformità (anche se ci prova) perché accoglie persone diverse che possono cambiare, sviluppare una propria interiorità e scambiarsi idee. Possiamo informarci, chiedere, partire, dire la nostra.

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10 novembre 2016
di Roberto Defant
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La tentazione della normalità

Mi sono rotto della normalità. Sembra che tutto sia normale. Il peggio diventa la logica e riusciamo solo ad intendere il negativo che alla fine ci rappresenta.

Chiudere sta diventando, ma forse è già diventata o lo è sempre stata, la parola d’ordine. Chiudere gli occhi di fronte alle realtà che ci circondano e che abbiamo creato; chiudere il cuore rispetto alle sofferenze, ma anche alle gioie, che incontriamo; chiudere la mente al pensiero di ciò che è Giusto, che ci spaventa perché non ci permette nessuna giustificazione nel non fare. Chiudere tutte le nostre porte all’altro. E tutto è normale, è così.

No, non possiamo abituarci a questo. È questo il vero pericolo: abituarsi al peggio.

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4 novembre 2016
di Luca De Marchi
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Vai, fai e conosci

Il mondo del sociale è pieno di termini tecnici: operatore “sociale”, “umanitario”, “streetworker”. Anche quando si parla di persone che lavorano con i giovani troviamo diverse parole: “animatore”, “insegnante”, “maestro”, “educatore”. Le parole trasmettono quello che siamo e per questo motivo vale la pena soffermarsi su “educatore”, termine poco usato ma importante: insegnanti, operatori, animatori dovrebbero puntare tutti a essere “educatori”.

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8 agosto 2016
di Redazione
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Impegni, costi e senso del giusto

Milioni di persone che si muovono e si spostano dai Paesi d’origine, nel mondo, non sono un impegno e non possono essere considerate un problema. Rappresentano un fenomeno sociale. Determinano un cambio d’epoca. Un mondo è finito e dobbiamo capire come vivere ed organizzare questo nuovo nel quale già ci troviamo.

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