Pensieri al Volo

Volontarius Onlus, Bolzano

Ricordiamoci la dignità delle Persone mendicanti

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Nell’ultimo periodo è riemerso sui giornali il tema della mendicità, che abbiamo ampiamente trattato anche all’interno di una ricerca del 2014 intitolata Mendicità a Bolzano, storie di vite a confronto, a cura dell’unità di strada Volontarius. Si tratta di un tema delicato che spesso si ripropone all’interno della comunità, alimentando pareri diversi e discordanti, spesso basati, come è giusto, sulle proprie esperienze personali e credenze. Per andare a fondo nella tematica crediamo però sia necessario partire da due concetti collegati tra loro, ovvero quello di consapevolezza e quello di persona.

La tematica è delicata e complessa e non è quindi immediato svilupparne una consapevolezza che non diventi chiacchiera fine a se stessa. Anzi, all’aumentare delle persone che vivono sulla strada, sembra aumentare anche il senso di insicurezza delle persone. E la parola “mendicante” è già eloquente in questo senso.

“Mendicante” deriva da menda, che denota in latino un difetto corporale e indica quindi una persona che porta con sé con un’imperfezione. Si capisce già dall’etimologia del termine il rischio di impostare un (pre)giudizio sul tema. Perché in realtà le persone mendicanti non sono persone negativamente “imperfette”, ma persone che vivono in situazioni di difficoltà e miseria, che le portano a chiedere l’elemosina ai passanti, cercando spesso di suscitare pietà focalizzando la loro attenzione sulle proprie difficoltà.

All’aumentare delle persone che vivono sulla strada, sembra aumentare anche il senso di insicurezza delle persone. E la parola “mendicante” è già eloquente in questo senso.

La mendicità, in quanto fenomeno umano, è legata alla vita delle persone in condizioni di forte vulnerabilità e marginalità, come per esempio giovani, donne sole, persone con disabilità di ogni tipo. Se nel Medioevo questo fenomeno non era ostacolato e anzi si inseriva coerentemente all’interno della cultura del tempo, dentro la quale il sentimento di carità (da carus, affetto disinteressato) rendeva la donazione ai poveri un obbligo etico-religioso e la mendicità un tipo di vita sociale, nel tempo la percezione del fenomeno è cambiata.

È cambiata soprattutto a partire da quando le strade hanno cominciato ad affollarsi e si è imposta la necessità di un sistema normativo che arginasse il fenomeno: vi erano infatti molte persone realmente in stato di necessità ma anche molte altre che invece simulavano.

Fu a partire dal ‘700 che il fenomeno della mendicità cominciò ad assumere il significato che ancora oggi spesso gli attribuiamo. La società illuminista insistette sugli studi scientifici e le origini dei comportamenti arrivarono anche a essere associate a origini biologiche, psicologiche e sociali. Si sviluppò così un’immagine del “vagabondo” molto diversa da quella medievale: egli era una persona aggressiva e pericolosa non per cause economiche o sociali, ma per predisposizione personale; la miseria era una condizione umana frutto dell’ignoranza.

Fu a partire dal ‘700 che il fenomeno della mendicità cominciò ad assumere il significato che ancora oggi spesso gli attribuiamo.

Per questo motivo lo Stato, entità che era sempre più presente, dovette assumersi la responsabilità del fenomeno: si organizzarono aiuti economici per le persone sole o con disabilità e aprirono i primi centri di accoglienza per persone indigenti e temporaneamente disoccupate. Le persone in grado di lavorare ma che si rifiutavano di farlo venivano invece punite con il carcere. Il concetto di mendicità, portatrice di imperfezione, cominciò così ad accostarsi alla criminalità fino a essere inserita, nell’800, come reato all’interno del Codice penale.

La legislazione che regola le attività di persone mendicanti è ancora oggi un tema attuale. Assumendo una prospettiva storico-culturale, che è stata qui semplificata, si può comprendere tuttavia che secoli di storia umana non possano essere risolti in tempi brevi; che lo vogliamo o no, si tratta di un tema che fa parte di noi e che ci appartiene più di quanto possiamo credere.

La domanda da porsi, assumendoci pure il rischio di un “volo pindarico” è allora la seguente: che epoca stiamo vivendo oggi? Abbiamo parlato di due epoche molto diverse, il Medioevo e l’Illuminismo, come portatrici di due diverse culture. In quale cultura configuriamo la nostra quotidianità di oggi?

Assumendo una prospettiva storico-culturale, che è stata qui semplificata, si può comprendere tuttavia che secoli di storia umana non possano essere risolti in tempi brevi; che lo vogliamo o no, si tratta di un tema che fa parte di noi e che ci appartiene più di quanto possiamo credere.

Ci piace credere che l’epoca di oggi possa, nel piccolo della vita di ogni singolo abitante del nostro pianeta, stimolare riflessioni e consapevolezze che partono dal concetto di Persona. Siamo consapevoli che ogni persona, sulla Terra, vive con il forte desiderio di trascorrere una vita serena e felice; e la felicità denota spesso la conquista di un nostro equilibrio interiore ed esteriore. Questa consapevolezza vogliamo ricordarla anche quando parliamo di persone che vivono sulla strada e che scelgono di chiedere l’elemosina.

Ogni persona è portatrice di una propria storia e di un proprio sentire e la vita sulla strada nasce sempre da qualche profonda rottura con la comunità circostante. In questo senso ogni persona di strada, nei limiti della legalità, va rispettata nella sua dignità di essere umano. Ci uniamo quindi al pensiero che ha ben espresso la Caritas altoatesina, per la quale “multe e divieti non sono una risposta efficace (…). Si tratta piuttosto di trovare il modo di convivere in modo pacifico con chi è costretto a chiedere aiuto”, rispettando quindi le storie degli altri e le loro situazioni.

Ogni persona è portatrice di una propria storia e di un proprio sentire e la vita sulla strada nasce sempre da qualche profonda rottura con la comunità circostante. In questo senso ogni persona di strada, nei limiti della legalità, va rispettata nella sua dignità di essere umano.

Multe e sanzioni nel caso di persone questuanti spesso comportano conseguenze peggiorative: una società che impone a una persona nullatenente di pagare una sanzione è contraddittoria e spesso i provvedimenti amministrativi che vengono intrapresi hanno come unica conseguenza uno spreco di tempo, energie, timbri e procedure. A prescindere dalle prese di posizione che prendiamo quando parliamo di mendicità, ricordiamo allora la complessità di un tema che riguarda gli esseri umani, che sono sempre portatori di una propria, indiscutibile, dignità.

Autore: Luca De Marchi

Classe ’95, studia lettere all’università di Trento e collabora da diverso tempo con Volontarius nel raccontare la vita dell’associazione e quella delle persone che, ai margini della società, spesso vengono ignorate; ne porta inoltre testimonianza alla società attraverso i media e gli incontri con i ragazzi nelle scuole e in altri gruppi.

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